Le scarpe
Sulla coscia di Gisèle si irradiava il tepore lasciato nella parte libera del lettone dalle due sorelle, che ora facevano baccano tra il lavatoio e l'armadio a muro e per dispetto si contendevano l'asciugamano in una sorta di tiro alla fune.
«Siete peggio di un pollaio! State zitte!» disse Gisèle, «mi scoppia la testa!»
Le due sorelle giocavano, si inseguivano, emettevano risate sguaiate.
«Farete tardi a scuola» disse Gisèle infilando la testa sotto al cuscino.
«Non rompere Gisèle, tanto il signor Mercier ci darà un passaggio con il carro.»
Le due sorelle indossarono rapidamente i cappotti e le sciarpe, lasciando scoperti solo i sorrisi. Dalla porta aperta si insinuò l'odore fresco e prepotente di terra bagnata che si sostituì improvvisamente a quello caldo della cenere.
«Ciao Gisèle, ci vediamo dopo» dissero in coro le due sorelle.
«Già, beata te che hai la febbre» disse Emma che delle due era la più piccola.
Gisèle restò a lungo con lo sguardo rivolto al soffitto di legno, lasciando che pensieri confusi si sfilacciassero nelle tante venature scure delle vecchie tavole. Il mal di testa via via si fece meno intenso. Gisèle tirò via le coperte e un freddo umido leccò le sue gambe, poi scivolò lentamente sul lato del materasso atterrando rigida sul tappeto sfilacciato, si chinò dentro a un brivido per estrarre sotto il letto la scatola delle scarpe nuove, quelle ricevute in regalo il Natale dell'anno precedente. Vigevano poche regole per indossare le scarpe nuove: mai prendere a calci i sassi, mai camminare in prossimità del fango, mai bagnarle, mai indossarle in giorni che non fossero domenica. Nel mondo di Gisèle la reale differenza tra le scarpe nuove e quelle vecchie era che le prime conservavano ricordi precisi, belli e perfetti, mentre le altre dimenticavano i passi e non ambivano a giorni speciali. C'erano state domeniche piovose, una dopo l'altra, e come le sue sorelle Gisèle era andata a messa con le scarpe vecchie.
Questa è una storia di fantasia
© Tutti i diritti sono riservati.