I ciclisti
Fra tutte quelle persone radunate sui marciapiedi, chi con un figlio sulle spalle, chi in punta di piedi, chi con la mano poggiata sulla fronte a parare il sole, chi invitando le donne presenti a togliere gli eleganti cappellini che impedivano la vista, ben poche sapevano qualcosa di ciclismo, ma Bartali e Coppi li avevano sentiti nominare spesso, e quindi stavano là, tutti ammassati, ad aspettare il passaggio del Giro d'Italia.
Giorgio tanti clienti al bar non li vedeva dall'ultima sagra delle melanzane, sebbene avesse dolore ai piedi continuava a distribuire bibite e caffè ai tavolini in veranda e poi tornava di corsa dietro il bancone a servire e a dare i resti. Il primo gruppo di ciclisti sbucò dalla curva del lavatoio e si dispiegò lungo la strada principale del paese. Una valanga di corpi. Gambe, ronzio di aria tra i metalli, nervi tesi. La folla salutava, agitava braccia, gridava: «Bartali! Bartali!», un gruppo poco più in là: «Coppi! Coppi!»
I ciclisti avanzavano ammassati e veloci.
«Bartali! Forza Bartali!»
Mario non riuscì a distrarsi: aveva nel portafogli un biglietto di sola andata per New York, dove lo attendevano un lavoro e una vita nuova, ma non aveva ancora trovato il coraggio di dirlo a sua madre. Coppi gli passò quasi sotto il naso, però Mario non lo riconobbe, anzi si estraniò dalla festa. Pensò all'America e cominciò a sgomitare per tornare presto a casa.
Amelia aveva disposto lungo il marciapiede le quattro sedie buone della cucina per garantire ai nipoti una visuale comoda. Quelli ci erano saliti sopra con i piedi, saltavano e battevano le mani e Amelia, in vano, non faceva che ripetere: «Scendete disgraziati! Mettetevi seduti! Mi rovinate le sedie nuove! Disgraziati, ci mancava solo Bartali!»
Guglielmo e Francesca stavano sugli opposti marciapiedi. Lei da pochi giorni aveva riportato indietro l'abito da sposa. Non erano riusciti a chiarirsi e da oltre due mesi si trinceravano dietro un reciproco silenzio.
Questa è una storia di fantasia
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