Celeste
La tomba di Celeste è l'unico luogo dove ancora incontro Elena. Se la trovo lì davanti a pregare, resto dietro la fila di cipressi finché non va via. A volte Elena mi ricambia la stessa cortesia. Fingiamo di non vederci: questa è l'unica reciproca forma di rispetto che ci siamo tacitamente concessi. A tutto il resto pensano gli avvocati.
Il tempo davanti alla tomba di Celeste è immobile. Ci sono due piccoli putti in finto marmo; una piccola bambola spettinata con la plastica scolorita, come quella dei flaconi di detersivo che il mare durante l'inverno sputa sulle spiagge; un cuore d'alabastro con una dedica incisa in oro, formulata da me ed Elena durante lunghe notti insonni; una girandola colorata, sorretta da una stecca conficcata nella terra di uno dei piccoli vasi laterali. Elena sostituisce le girandole non appena le sottili eliche di plastica, esposte troppo tempo al sole, tendono a sbiadire. Elena ci tiene a quel mulinello di colori: a volte la girandola ruota come se ogni soffio di vento contenesse risposte e messaggi di Celeste, se non addirittura i suoi sorrisi o quei baci che i bambini soffiano sul palmo della mano.
Prima che Celeste morisse non avevo mai acquistato fiori, a parte le rare occasioni in cui avevo tentato di essere galante offrendo un mazzo di rose. Con i fiori ho scoperto un nuovo modo di osservare le stagioni e di misurare il tempo. La tomba è esposta ai raggi diretti del sole, i giorni caldi dell'estate distruggono i fiori anche se nei vasi c'è abbondante acqua fresca. Durante l'inverno invece un mazzo di fiori freschi resiste un'intera settimana senza appassire. Scelgo sempre fiori bianchi, a volte ci aggiungo un girasole, un geranio giallo o altri fiori con la colorazione artificiale. Il fioraio del cimitero è sempre poco fornito, scelgo sul momento. Prediligo i mazzi di campanelle bianche di cui ancora ignoro il vero nome.
Questa è una storia di fantasia
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