Affinché tu non prenda freddo

Ho scommesso sulla signora Olga per oltre due anni prima di commettere un grossolano errore di valutazione, perché lei, a differenza delle signore sulle quali i miei colleghi della casa di riposo puntavano tutto con sicumera, partiva sempre svantaggiata dal fondo del cortile, stringeva i pugni alle maniglie del deambulatore e giunta all'altezza dell'aiuola circolare, quella con la fontana e le palme, superava la chicane sul vialetto, recuperava le altre inconsapevoli concorrenti della gara e con un ultimo slancio in direzione dei tavolini del chiosco bar si aggiudicava il podio. I colleghi scuotevano la testa e borbottavano: «Il solito culo!»

A me faceva comodo che loro la pensassero così, ignoravano la mia capacità di riconoscere il talento di una pilota di deambulatore. O meglio: fino a quel momento credevo di saperlo riconoscere il talento, almeno da come una signora afferrava le maniglie, dagli abiti che indossava, dalla robustezza delle caviglie o anche solo dalla direzione dello sguardo. Di una pilota volevo conoscere anche la psicologia, in effetti. Le signore che partivano spedite erano le meno affidabili, in genere abbandonavano la corsa al primo pit stop, finivano fuori curva attratte dagli oleandri cresciuti a ridosso della ringhiera e restavano lì a sniffare l'odore delle piccole foglie rosa che forse destava in loro lontani ricordi. Olga non era come le altre, ad esempio la cornice che teneva sul comodino non conteneva la foto del marito defunto, ma un foglio scritto a mano, difficile da leggere, con le istruzioni della manutenzione della caldaia. Una scelta un po' bizzarra quella di Olga, per me indice di una donna pratica, poco incline al sentimentalismo, una che non rimaneva impantanata nelle nostalgie. Per questo motivo puntavo sempre tutto su di lei.

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Questa è una storia di fantasia
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