Al decimo piano ci restano quelli come lei, che piacciono e sanno di piacere, che sono amati, cercati, ammirati, beati loro, non mangiano forse mai merendine al cacao, almeno non le vedo mai nel suo carrello, ne è pieno invece il mio.

Sono in ritardo mostruoso, sicuramente gli amici insisteranno per farmi cantare e a me stasera proprio non va di cantare, guido sulla provinciale a una velocità media scandita da lampioni e ombre e mi ricordo che in seconda media ero scesa all'ottavo piano, perché a differenza di Marisa sapevo di non piacere e pur avendo ancora la taglia che lasciava inalterato il mio nome, Sara, soltanto Sara appunto, nessuno dei ragazzi mi degnava di uno sguardo, non ero né bella né brutta, direi insignificante, anzi non ero nemmeno Sara, ero S e basta, una lettera sganciata da qualunque nome o parola. Sono stata S per tanto tempo. Avevo deciso che sarei diventata la prima della classe, alla faccia dei ragazzi che mi ignoravano, ma nonostante l'impegno e i pomeriggi interi passati a studiare i miei voti erano mediocri, in alcune materie pure insufficienti, magari sono anche stupida e non lo so, ecco. Insomma non potevo restare nemmeno più al nono piano, quello dove seppure nessuno ti ama, almeno sei bravo a scuola o roba del genere. E a forza di delusioni, piccole e grandi, in pochi anni scesi fino al sesto piano, ed ero solo alle superiori, consapevole che nessuno ancora mi amava e che nessuno (non so nemmeno perché, ma ne avevo la certezza) mi avrebbe mai amata e inoltre a scuola, a dispetto del mio impegno, galleggiavo sempre sulla mediocrità e nella ginnastica artistica, dove riversavo tutte le mie aspettative, ero davvero scarsa senza ancora sospettarlo.

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Questa è una storia di fantasia
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