È lì da un mesetto. Abuso della credulità popolare, truffa e non so che altro, queste sono le accuse. Marco ha detto: «Roba da matti. Non mi hanno voluto credere. Nessuno credeva che accanto al giudice ci fosse John Lennon. Camminava nervosamente avanti e indietro sotto la scritta "La legge è uguale per tutti" e fischiettava una canzone.»

«E loro cosa hanno detto?» «Hanno detto: "la finisca con questa sceneggiata! Non peggiori la sua situazione!". E poi c'erano tanti testimoni, tanti ai quali avevo rivelato quale morto avevano accanto. Dicevano che non c'era nessun morto e che ho abusato della loro buona fede per ricavarne denaro.»

Ho scosso la testa, se avessi potuto gli avrei stretto le mani tra le mie, gli ho detto: «Il denaro è niente rispetto a quello che ci dai, caro Marco. Certe persone non riescono a capire.»

«Parole sacrosante. Però tu non hai mai voluto pagare per sapere chi è il tuo morto...» ha detto a denti stretti, quasi volesse strapparmi l'orecchio con un morso.

«Sto mettendo i soldi da parte» ho detto prima di congedarmi. «Mi diresti almeno l'iniziale del mio morto?»

Siamo tornati a trovare Marco in prigione, sempre uno alla volta, è lì da otto mesi. Quasi ho faticato a riconoscerlo, aveva la barba trasandata, gli occhi lucidi, ha detto: «Non mi faranno più uscire da qui. Butteranno via la chiave. Ma è colpa mia, me la sono cercata. Ora posso dirti la verità: non c'è nessun morto accanto a te, è tutta una menzogna.»

«Dài Marco, ora non buttarti giù così. Non dire cavolate. Mi hai anche detto l'iniziale del mio morto! Stammi a sentire, ho quasi tutti i soldi che servono. Non vedo l'ora di sapere chi è il mio morto!» «Credimi, non c'è nessun morto accanto a te.»

«Non è possibile,» ho detto, «appena tornerai libero vedrai che sarà tutto come prima.»

Siamo andati a trovare Marco in prigione, sempre uno alla volta, tranne Sara che non crede più di avere l'attore morto accanto a sé, dice che non la beve e testimonierà in tribunale.

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Questa è una storia di fantasia
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