C'era una gran confusione di voci e di movimenti finché uno sparo ha fatto sollevare stormi di uccelli dalle fronde degli alberi e ha costretto tutti noi a curvarci coprendoci la testa senza capire da dove provenisse. Ci siamo guardati intorno, qualche signora gridava. A sparare era stato un uomo sul balcone della mia palazzina, uno temuto da tutti, uno che parcheggia dove vuole e che non partecipa mai alle riunioni condominiali, uno di cui nessuno sa niente e le poche cose che di lui si conoscono sono terribili e quindi nessuno osa fare il suo nome, nemmeno io, quindi lo chiamerò "il cechino". Il cecchino stava sul balcone con gli occhiali da sole, un braccio teso e la pistola in pugno, ha sparato un altro colpo, altri palloni sono esplosi e Luciano è calato giù di mezzo metro. Un altro sparo, altri palloncini esplosi, Luciano era quasi a terra. Altri due spari e Luciano è atterrato sano e salvo, ancora il ciuccio stretto tra i denti, i muscoli irrigiditi. Il cecchino è rientrato nel suo appartamento tra gli applausi. Ora che Luciano finalmente era giunto a terra, tra gli abbracci nostri e dei condomini, libero dalla tensione e dalla paura ha sbottato a piangere, lasciando cadere il ciuccio a terra. In mezzo a tanta confusione, ho avuto la prontezza di raccogliere il ciuccio, di slegarlo dalla cordicella e di gettarlo nel cesto della spazzatura, tanto da assicurarmi che questa storia fosse chiusa una volta per tutte. Luciano non smetteva di piangere, in tanti gli accarezzavano i capelli o la guancia. La folla, tra commenti, pacche sulle spalle e borbottii, si è via via ritirata nelle palazzine, Clara ha preso Luciano tra le braccia e siamo rientrati in casa. Pensavo fosse giusto ringraziare il cecchino, sono andato al piano superiore, ho bussato due volte alla sua porta, nessuno ha risposto. L'istinto di conservazione mi ha suggerito che non era il caso di insistere, sono tornato in casa.

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Questa è una storia di fantasia
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