Manca l'acqua
Di notte ho raggiunto la schiera di palazzi sul litorale e ho tentato di chiudere la chiavarda idraulica che porta l'acqua negli appartamenti del settore 23. Le giunture erano cementate dalla ruggine. Ho assestato qualche colpo di mazza sulla cima della chiavarda, così forte che pareva vibrare pure la punta della luna. Stremando i muscoli delle braccia sono riuscito a compiere i giri necessari alla chiusura. Ho sigillato il tombino. Alcuni scacchi di luce si sono accesi sulla facciata buia dei palazzi, un paio di persone si sono affacciate, mi sono dileguato. Meno di un'ora dopo ho ricevuto la chiamata di Rossetti dalla centrale operativa: «Ci è stato segnalato un guasto nel settore 23 dei palazzi sul litorale. Per favore vai a verificare, sono arrivate già cinque chiamate. Sono incazzati, sbrigati!»
«Okay, vado a verificare» ho detto, ma ero già al letto. Mezz'ora dopo, per rendere tutto più credibile, ho richiamato Rossetti, parlavo con lui e facevo zapping sulla tivù muta: «Brutta storia, ci vorrà parecchio per sistemare. Non ho ancora localizzato la perdita.»
«Ti mando rinforzi?»
«No, in caso chiamo io» ho detto. Seguivo una partita di calcio senza tifare per nessuno, il sonno è giunto con un fallo su Thiago Silva, il pallone è rotolato nel mio mondo onirico prima di superare la linea di fondo campo. A svegliarmi, la mattina successiva, è stata la telefonata che auspicavo. La tivù era rimasta accesa. All'altro capo del telefono la voce adirata di Francesca: «Pronto?»
«Oh, Francesca! Buongiorno!»
«Farabutto, manca l'acqua! Questa mattina non esce neppure una goccia dai rubinetti.»
«E quindi?»
«Dimmi, sei stato tu?»
«Che cavolo dici, Francesca?»
«Ti conosco bene. L'avevi già fatto a Torino con i vicini.»
«Quelli li odiavo.»
«Appunto. Li odiavi. E conosco la tua meschinità.»
«Davvero pensi che sia stato io?»
Un silenzio di qualche secondo, poi ha detto: «Ne sono quasi certa. Qui l'acqua non ha mai dato problemi.
Questa è una storia di fantasia
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