Abbracciami
Abbracciami.
Anzi no: ABBRACCIAMI, tutto maiuscolo. Era importante, faceva una grande differenza. O almeno avrebbe dovuto, sebbene la signora che aveva ordinato le pizze, concentrata com'era sul grosso neo della mia guancia – come fanno tutti del resto –, ignorasse la scritta sulla t-shirt quasi al punto da non riuscire a contare le banconote e gli spicci che deponeva sul palmo aperto della mia mano. Anche dopo aver preso le pizze, la signora continuava a fissare il mio neo e credo sia l'ultima cosa che abbia visto quando, con una certa esitazione, ha chiuso la porta.
ABBRA o BRACC
Forse Germana leggeva qualcosa del genere sulla mia maglietta. Stavo con i gomiti poggiati al bancone del bar, aspettavo che lei mi servisse una birra.
«Dove hai comprato quella maglietta?»
«L'ho fatta stampare io.»
«Fichissima! Stampane una pure per me, te la pago!»
Qualche sera dopo nel bar eravamo in due a mostrare la scritta ABBRACCIAMI. Germana fece scivolare il boccale di birra sul bancone, verso di me, disse: «Ceniamo insieme una di queste sere? Devo parlarti di una cosa importante.»
«Ma certo! Volentieri!»
A cena Germana spostò il piatto, mi prese la mano e disse: «Caro, ora parliamo di affari. Sai quante persone mi hanno chiesto la maglietta con la scritta ABBRACCIAMI?»
«No, ti hanno chiesto la maglietta?»
«Sì! Ventidue! Guarda!»
Aveva annotato nomi e numeri di telefono su un'agenda con le pagine rosa. Consultai l'elenco senza entusiasmo, lei disse: «Allora? Non sei contento?»
«Queste magliette non le ho fatte per i soldi» dissi.
«Perché allora?»
Alzai le spalle: «Secondo te?»
«Beh secondo me è una maglietta fichissima e la gente la comprerebbe. Mica ti fanno schifo i soldi, no?»
«No.»
Assecondai l'entusiasmo di Germana, in fondo non mi dispiaceva trovare un'alternativa alla consegna delle pizze a domicilio.
Questa è una storia di fantasia
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