Dall'America all'Europa.
In opposizione alla voracità con cui il cinema americano fagocita soggetti stranieri, assistiamo in Europa – come già rilevavamo nel capitolo precedente – ad una totale diserzione da parte di molte produzioni nel campo del rifacimento. Questo, in qualche modo, ci inibisce di fronte al tentativo di stilare un resoconto che descriva le dinamiche con cui il cinema europeo si appropria – anche se raramente – di soggetti appartenenti alla tradizione cinematografica hollywoodiana.
In relazione alla scarsa quantità di remakes prodotta in Europa, abbiamo già attribuito la totale responsabilità all'assenza di un efficace sistema dei generi; assenza alla quale si aggiunge la massiccia produzione di film d'autore che rifugge soprattutto dallo spettro delle imitazioni. Pertanto i remakes europei basati su soggetti made in USA costituiscono una casistica molto ristretta, cosa che certamente ci impedisce di delineare con infallibile precisione le caratteristiche del fenomeno.
Eppure tutto questo può apparire insolito, stando almeno al fascino e alla diffusione del cinema americano, che da sempre influenza e condiziona – pur essendo influenzato a sua volta – i cineasti di tutto il mondo, anche quando questi lo intendano come modello da cui discostarsi. I segni si possono scorgere in diversi casi: sul finire degli anni Settanta, ad esempio, la commedia europea inizia a «dipingere gli adulti come perpetui adolescenti», proprio ricalcando il modello americano (1).
A parte questa necessaria premessa, ciò che ci interessa scoprire è se davvero in Europa non vi siano tracce di un cinema di genere. Rispondere a questa domanda ci consentirà di attraversare quei pochi casi di remakes europei di prototipi hollywoodiani, con cui tenteremo di tessere la tela del nostro discorso.
Ci addentriamo in questo percorso incoraggiati dalle parole di Massimo Nori:
Questa è una storia di fantasia
© Tutti i diritti sono riservati.